martedì 8 maggio 2012

2 VOLTE CAMPIONE D'ITALIA.

Calcisticamente parlando, questo è in assoluto il mio anno.
Ricorderò per sempre i miei 30 anni per una doppia, incredibile vittoria.


Due arabe fenici.


La prima si chiama Aurora Pro Patria (et Liberate 1919).
Nonostante 11 punti di penalità, frutto di una gestione invereconda dei passati proprietari ai quali auguro una vita lunghissima e di dolore e sofferenza, il gruppo si compatta, esprime un gioco determinato, grintoso, volitivo e a tratti spettacolare. Da tigrotti veri, escono sempre con le maglie sudate.
Finisce il campionato a 71 punti veri, 4 più dell'inseguitrice, frutto di 19 vittorie, 14 pareggi, 5 sconfitte. 
Record di partite utili consecutive.
Siamo i più forti, ma rimaniamo in Lega Pro 2, grazie ai quei maledetti 11 punti di penalità, che ci lasciano fuori dai play-off per un punto.
Ma l'anno prossimo saremo ancora lì a spingere per un gol, per i tre punti, per la vittoria.




La seconda si chiama Juventus.
E qui ci sarebbero pagine e pagine da scrivere.
A partire dal 2006, quando la giustizia (?) sportiva ci condanna alla retrocessione in B (con 17 punti di penalità), togliendoci 2 scudetti, vinti sul campo, partita dopo partita.
Da allora, sono passati 6 anni, abbiamo conosciuto giocatori diversi, allenatori più o meno vincenti. Siamo stati derisi, insultati, accusati. Ma niente ha scalfito la passione, lo stile, l'immagine. Abbiamo accettato di pagare per colpe ancora presunte e sicuramente non nostre, risalendo giorno dopo giorno, fino al gradino più alto d'Italia.
E oggi festeggiamo il 30 scudetto, insieme a tutti quelli che ci hanno riportato lassù dove questa società è nata per essere.


Le parole migliori sono sempre quelle del Capitano a cui dedichiamo lo scudetto:



NOI C'ERAVAMO
Quando vincevamo, sempre. Sul campo, più di tutti.
Quando siamo caduti.
Quando non sapevamo che fine avremmo fatto.
Quando l'abbiamo saputo, e l'abbiamo accettato. Lottando per rialzarci.
Quando siamo entrati in campo a Rimini.
Quando gli altri festeggiavano.
Quando noi stavamo a guardare.
Quando speravano che non saremmo mai tornati.
Quando abbiamo cominciato a risalire.
Quando non riuscivamo a ritrovare la strada.
Quando l'abbiamo ritrovata: vincendo.

Questa è la nostra festa, conquistata fino all'ultima goccia di sudore.
E' la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto.
E' la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce.
E' la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che è valso lo scudetto.
E' la festa, perché no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato.
E' la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps.

E doveva finire così, non ho mai smesso di crederci.
Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c'ero, voi c'eravate. Noi c'eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati.

Grazie Alex

martedì 17 aprile 2012

L'EMBOLO


Niente meglio di Brando può raccontare la mia giornata di ieri.
E’ incredibile come a volte, non serva nemmeno sforzarsi di pensare a come dire, scrivere, fare una determinata cosa.
Basta guardarsi in giro e trovi qualcuno che l’ha già fatto per te.

Btw, questa storiella è devastante nella sua perfezione.
Sembra impossibile, ma succede davvero così ed è un processo che non si può fermare. Non si può dire, “Alt, stiamo dicendo una serie di cazzate infinite!”. Quando parte l’embolo, il risultato possibile è uno solo. La morte celebrale.

:D

martedì 3 aprile 2012

IL VIRUS

In questi giorni mi capita davvero spesso di imbattermi in lavori interessanti e scoprirmi sorpreso dalla genialità della mente umana.

Questo è l’ultimo esempio in cui mi sono recentemente imbattuto.

Questi esempi sono costruiti con messaggi davvero semplici, quasi banali, comunicazioni rapide, non focalizzate sul compra questo, anzi no quello perché il mio bianco è più bianco.
Lo stile non è push, ma pull.
Mi trovo così ad essere sempre più affascinato dal mondo VIRALE, quella tecnica di marketing grazie alla quale è possibile diffondere un messaggio semplicemente affidandosi alla sua forza creativa capace di divertire, incuriosire, sorprendere.
Funziona così, ai giorni d’oggi: io consum-attore vedo qualcosa che mi piace, cioè che mi diverte e mi sorprende, capace di scaturire una reazione intestina positiva rispetto al piattume della normalità. E allora cresce dentro di me un bisogno, la necessità di condividerlo, diffonderlo, circolarlo, rendere partecipi tutti coloro che sguazzano con me nel liquame della normalità.
Ecco che il consumatore si trasforma in ambasciatore. Non ripudia il mio messaggio, in quanto violento tentativo di vendergli qualcosa che non gli serve e non vuole. Semplicemente è arricchito da un’esperienza sensoriale diversa dal solito “Comprami, in fondo sai anche tu che non puoi vivere senza di me”.
E allora non serve continuare a dire a tutti che il mio prodotto è il numero uno. Ci penserà lui.

Come faccio io per Heineken, nonostante il mio essere astemio.

Bravi!


lunedì 2 aprile 2012

LA PRIMA MELA

Oggi mi sono imbattuto nel primo Spot di Apple.
E' datato 1984.
A vederlo oggi sembra la scena di un film in cui è in atto un collettivo lavaggio del cervello, una riprogrammazione dei neuroni di alcune povere cavie umane.

Invece, era l'alba del futuro.

http://www.youtube.com/watch?v=HhsWzJo2sN4

mercoledì 28 marzo 2012